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Nonostante le problematiche relative alle questioni ed alla sicurezza marittima risalgano a centinaia di anni fa, oggi, quando parliamo di sicurezza nei porti, intendiamo la security di cui si è cominciato a discutere dopo l'11 settembre 2001.

Questo è un mondo completamente nuovo dove si tratta di affrontare una nuova sfida e dove c’è una nuova logica alla base di questa situazione.
Quando parliamo di sicurezza nei porti, parliamo un po’ di tutto. Parliamo delle procedure di sicurezza portuali, del tipo di procedure in essere e di quelle che si devono adottare per poter definire un porto “sicuro”, parliamo fondamentalmente della gestione della sicurezza basata sul rischio.
Parliamo della sicurezza delle comunità portuali dove si hanno rapporti con tutti gli operatori del settore e dell'interfaccia tra porto e nave dove sussistono i più grossi problemi di sicurezza.
E parliamo anche del quadro internazionale e delle norme e delle regole che sono o stanno entrando in vigore, della formazione e della qualificazione del personale e anche, dal punto di vista del porto, delle protezioni, dei pulsanti di allarme e di qualsiasi altra cosa abbia a che fare con il concetto di sicurezza.
E nel quadro delle necessità di sicurezza i porti degli Stati Uniti dopo l'11 settembre 2001 sono diventati porti diversi da quelli che erano appena qualche anno prima; basti pensare che l'amministrazione portuale che ricopriva un ruolo di primaria importanza, oggi è seconda all’ufficio della sicurezza.
La procedura di “security” portuale statunitense, dove ci sono varie commissioni di sicurezza, prevede che vengano eseguite valutazione delle strutture e delle risorse portuali, vengano esaminati i porti da cima a fondo, nonché il personale, i beni, le infrastrutture, la segnaletica, le comunicazioni e così via. Sono stati creati programmi di sicurezza portuale e personale specializzato nella sicurezza è stato inserito negli organici. Sono iniziati i corsi di formazione e di certificazione del personale portuale e di sicurezza e tutte le persone coinvolte in questo progetto a livello informativo e politico hanno creato una rete di informazioni con i servizi segreti e con i porti, gli armatori, gli Stati di bandiera e tutti coloro che operano nel mondo marittimo.
Tutto questo rappresenta un nuovo approccio al problema sicurezza poiché si basa sul concetto di gestione del rischio nel senso che è possibile classificare le navi e i porti a seconda dei livelli di sicurezza, in base alla loro capacità di affrontare le possibili conseguenze e a seconda delle condizioni delle loro infrastrutture. Il rischio è la probabilità moltiplicata per le conseguenze. Per un porto può essere un po’ diverso, ma il concetto è lo stesso: si esamina la probabilità che si verifichi un fatto, si esaminano le conseguenze e si ha un quadro del rischio e delle condizioni di sicurezza del porto. Questi sono solo alcuni esempi di che cosa deve contenere un piano di sicurezza portuale. Queste sono solo alcune delle sfide che tutti i porti oggi si trovano ad affrontare. 
Ed è su queste basi che l’International Maritime Organization (I.M.O.), istituto specializzato nella sicurezza della navigazione, ha prontamente elaborato una serie di norme intese a migliorare la sicurezza delle navi, dei passeggeri, del carico relativamente al profilo della prevenzione da attacchi terroristici ed atti di pirateria, introducendo un nuovo concetto di sicurezza improntato sulla protezione.
Particolarmente innovativa è, inoltre, la parte dedicata alle aree portuali dove ha luogo l’interfaccia nave-porto, intendendosi con ciò l’attività che si manifesta quando una nave è direttamente e immediatamente condizionata da azioni che coinvolgono movimento di persone, di merci o di forniture di servizi portuali.
Sono previsti specifici meccanismi di sicurezza per la nave e, più in generale, un sistema di gestione della sicurezza combinato tra nave e porto; esse riguardano l’equipaggiamento della nave e prevedono una marcatura permanente del numero identificativo della nave, un sistema di identificazione automatica (AIS), un dispositivo di allarme di sicurezza della nave destinato a lanciare un allerta in caso di azione ostile diretta contro la nave e il rilascio di una registrazione sinottica continua della nave sul modello aeronautico della scatola nera. Vengono adottate un insieme di misure di sicurezza attive e passive, articolate in tre livelli, la cui attuazione concreta è correlata all’analisi dei rischi:
- normale (o livello 1): quello in cui operano normalmente le navi e le infrastrutture portuali;
- rafforzato (o livello 2): da applicare finché dura un alto rischio di incidente;
- elevato (o livello 3): da applicare quando è probabile o imminente il rischio che si verifichi un incidente.
Inoltre viene inserita l’obbligatorietà di designare i soggetti responsabili dell’applicazione delle misure di sicurezza.
E’ previsto inoltre il controllo finalizzato alla sicurezza di una nave che si trovi in un porto o anche prima della sua entrata nel porto, da parte delle autorità dello Stato di approdo. Infine sono definiti gli obblighi e le responsabilità dei vari soggetti che intervengono nel processo di sicurezza quali governi contraenti, società, comandanti delle navi, impianti portuali.

Anche l’Unione Europea per accrescere la sicurezza delle navi contro minacce di matrice terroristica ha esteso la normativa internazionale agli aspetti della “sicurezza” con disposizioni emanate per gli impianti portuali allo scopo di evitare che, durante la sosta nei porti, possa essere compromessa la sicurezza della nave e degli impianti stessi; in questo contesto in data 31 marzo 2004 il Parlamento Europeo ha emanato il Regolamento n.725/2004 relativo al “Miglioramento della Sicurezza delle Navi e degli Impianti Portuali” ed in data 26 ottobre 2005 ha emanato la Direttiva n.2005/65/CE relativa al “Miglioramento della Sicurezza dei Porti”. Lo Stato Italiano con il D. Lgs. 203 del 6 novembre 2007 ha dato attuazione alla direttiva n.2005/65/CE.

La POLINVESTIGATIONS, con personale specializzato ed adeguatamente formato in grado di poter ricoprire l'incarico di port facility security officer, ovvero colui che gestisce la security dell'impianto portuale ha il vanto di essere stata autorizzata ad operare nel campo della security ex art.68 del Codice della Navigazione nel comprensorio del porto di Trieste dall’Autorità Portuale di Trieste e nel comprensorio del porto di Monfalcone dalla Capitaneria di Porto di Monfalcone.


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